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Fenomenologia del Toblerone

Ma tu lo avevi visto l’orso?

Prima che in un lunedì qualunque Alice arrivasse in agenzia in compagnia di uno scintillante Toblerone da 400 grammi, di cui già il martedì sera si erano perse le tracce, sapevamo davvero poco sul conto di quella deliziosa barretta di cioccolato, farcita con miele e frutta secca…

Non sapevamo, ad esempio, che il Toblerone Gold, è lo snack più venduto del segmento duty-free, o che nel 2014 è stato inserito nella lista delle barrette di cioccolato più “autorevoli” di tutti i tempi. Solo da pochissimo, piuttosto, abbiamo scoperto che esiste un trucco per porzionarlo a mani nude, senza l’utilizzo di una katana affilata e che – forse – la versione al latte può risultare davvero troppo dolce per i fanatici del fondente.

Nel frattempo, morso dopo morso, triangolino dopo triangolino, non è stato difficile realizzare che il Toblerone è un vero mito, non solo per la sua bontà. Il Toblerone è un esempio emblematico di una perfetta sinergia tra il prodotto e il suo packaging.

E allora… tutti a lezione di brand identity da sua cioccolatezza il Toblerone.

1.     Tutto ha inizio con l’Orso

Lo avete visto l’orso dentro il Cervino? Sì, abbiamo detto orso. Corri a comprare un Toblerone, coraggio, non crea dipendenza, forse. Cosa vedi nascosto “dentro” il pittogramma? È proprio un orso, l’animale simbolo di Berna, città natale del Toblerone, che a partire dal 2000 ha sostituito l’aquila residente sulla confezione.

2.     A proposito di Berna

Ma l’orso “nascosto” nel pittogramma non è l’unico tributo a Berna presente nel logo. Se hai sempre pensato che il nome Toblerone nasca dalla sintesi del nome del suo creatore, il celebre cioccolataio Theodor “Tobler” e la parola “torrone”, il dolce italiano a cui la ricetta è ispirata, adesso dovrai ricrederti.

Guarda bene…

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3.     Una montagna di cioccolato?

Il pack del Toblerone è semplicemente magnifico, maestoso e senza tempo, una vera icona di brand identity. La leggenda vuole che quel prisma di carta beige a base triangolare, su cui grandeggia un logo realizzato con un font esclusivo in maiuscolo, voglia richiamare il profilo delle Alpi. E invece no!

La sua ispirazione è molto meno bucolica e tanto più mondana. Theodor Tobler, per realizzare la confezione del prodotto, prese spunto dalla piramide umana che concludeva lo spettacolo delle ballerine delle Folies Bergère di Parigi e dal colore dei loro costumi. Tutta un’altra storia!

4.     Ma parliamo dell’usabilità…

Se l’ispirazione è mondana, la resa è assolutamente pragmatica. Per essere un prodotto nato agli inizi del secolo scorso la sua “usabilità” è da manuale. Il Toblerone si impila facilmente su ogni scaffale e il suo pack in cartone garantisce una resistenza superiore a qualsiasi altra barretta. Piuttosto voi come la spezzate? Ok, vi sveliamo il trucco: basta spingere con la punta del dito sul vertice superiore del triangolo, premendo verso l’interno. Non ci credete? Provate a fare lo stesso movimento nel senso inverso…

5.     Buono e bravi: sostenibilità

Qui l’olio di palma non c’entra. Il Toblerone ha davvero notevoli livelli di sostenibilità e la sua confezione in cartone non è il suo ultimo merito in questo senso. Per la produzione del Toblerone vengono soddisfatti gli standard ambientali più alti, dalla materia prima fino alla produzione e al confezionamento. Il marchio aderisce inoltre a numerosi e importanti programmi sulla sostenibilità globale come “Cocoa Life”.

Avete preso appunti? Alla prossima barretta